

Grande partecipazione alla Sala Rossa di Villa Ruspoli per l’evento nazionale di Conflavoro con Roberto Capobianco, Federico Eichberg e il mondo accademico toscano
Firenze ha ospitato uno degli appuntamenti più importanti della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, la manifestazione promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per valorizzare il patrimonio produttivo, culturale e innovativo del Paese. Lunedì 27 aprile, la prestigiosa Sala Rossa di Villa Ruspoli, sede del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Alta Formazione dell’Università degli Studi di Firenze, è diventata il centro del confronto nazionale tra istituzioni, università e imprese grazie all’evento “Il Made in Italy che forma il futuro”, promosso da Conflavoro.
L’iniziativa ha rappresentato la tappa conclusiva del roadshow nazionale organizzato da Conflavoro e ha visto la partecipazione di autorevoli esponenti del panorama istituzionale, economico e accademico italiano. Tra i protagonisti il presidente nazionale di Conflavoro Roberto Capobianco, il Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy Federico Eichberg e la rettrice dell’Università degli Studi di Firenze Alessandra Petrucci.
L’evento è stato organizzato da Conflavoro Firenze, presieduta da Enrico Fantini, con il coordinamento scientifico e organizzativo dello stesso Fantini e del professor Leonardo Bianchi. Il convegno ha approfondito il ruolo strategico del Made in Italy non soltanto come marchio produttivo e commerciale, ma come sistema integrato di conoscenze, innovazione, cultura giuridica e trasferimento tecnologico.
“Portare il convegno nazionale nella Sala Rossa di Villa Ruspoli, nel cuore dell’Università di Firenze, di fronte a studenti, imprenditori e professionisti ha avuto un significato preciso – ha dichiarato Enrico Fantini – perché il Made in Italy non è soltanto produzione d’eccellenza, ma anche sapere, ricerca e cultura giuridica. Firenze, città simbolo del Rinascimento e della grande tradizione manifatturiera italiana, può oggi diventare laboratorio di una nuova idea di sviluppo fondata sulla conoscenza, sulla tutela della proprietà intellettuale e sul dialogo costante tra università e impresa”.
Fantini ha inoltre sottolineato come il convegno abbia voluto creare un ponte concreto tra il mondo della formazione e quello produttivo: “Mettere allo stesso tavolo studiosi, imprese e istituzioni significa costruire un ecosistema capace di generare valore, occupazione qualificata e innovazione. È proprio da questi momenti di confronto che possono nascere le strategie per rafforzare la competitività internazionale del nostro sistema produttivo”.
Il presidente nazionale di Conflavoro Roberto Capobianco ha posto l’accento sul ruolo delle nuove generazioni nel futuro dell’economia italiana.
“Il Made in Italy che conosciamo oggi è stato costruito da generazioni di imprenditori visionari, ma il suo futuro è nelle mani dei giovani che oggi si stanno formando nelle università e negli istituti italiani. Per questo abbiamo voluto che la tappa nazionale del roadshow fosse ospitata proprio all’Università di Firenze: volevamo parlare ai ragazzi, spiegare loro che il Made in Italy non è soltanto un’etichetta commerciale, ma un patrimonio di competenze, creatività, innovazione e capacità imprenditoriale”.
Capobianco ha evidenziato inoltre la necessità di rafforzare il collegamento tra formazione e lavoro: “Le imprese italiane hanno bisogno di giovani preparati, capaci di coniugare competenze tecniche e visione internazionale. Occorre creare percorsi formativi sempre più vicini alle esigenze del tessuto produttivo, affinché i giovani possano diventare protagonisti della nuova stagione del Made in Italy”.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del presidente di Conflavoro Firenze Enrico Fantini, del presidente nazionale Roberto Capobianco e di Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy. Sono intervenuti inoltre la rettrice Alessandra Petrucci, il segretario generale di Conflavoro Toscana Salvatore Centola, la dirigente della Camera di Commercio di Firenze Maria Tesi, il funzionario della Casa del Made in Italy Andrea Cavani e il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Firenze Roberto Beconcini.
Particolarmente significativa è stata la presenza del mondo universitario, che ha costituito uno degli elementi centrali dell’intera giornata. Il convegno si è infatti caratterizzato per una forte impostazione scientifica e multidisciplinare, capace di affrontare il tema del Made in Italy da differenti prospettive: giuridica, tecnologica, economica e industriale.
Uno dei momenti più qualificanti dell’evento è stato rappresentato dalle tre relazioni accademiche affidate a docenti universitari che hanno offerto una lettura approfondita e moderna del concetto di Made in Italy.
Il professor Leonardo Bianchi, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze, ha affrontato il tema della “dimensione costituzionale del Made in Italy”, proponendo una riflessione sul rapporto tra identità produttiva nazionale, tutela giuridica e principi fondamentali della Costituzione italiana.
Nel corso del suo intervento, Bianchi ha evidenziato come il Made in Italy possa essere interpretato non soltanto come un marchio economico, ma come espressione concreta dei valori costituzionali legati al lavoro, all’iniziativa economica, alla funzione sociale dell’impresa e alla promozione della cultura e della ricerca. Il docente ha inoltre sottolineato come la difesa delle eccellenze italiane rappresenti oggi una sfida strategica anche sul piano normativo internazionale, soprattutto in relazione alla contraffazione, alla tutela delle indicazioni di origine e alla salvaguardia delle produzioni storiche.
La relazione ha posto l’attenzione sul ruolo delle istituzioni nella protezione del patrimonio produttivo italiano, evidenziando come il diritto possa diventare uno strumento fondamentale per sostenere competitività, innovazione e qualità.
Di particolare interesse è stato anche l’intervento del professor Stefano Selleri, docente di Ingegneria dell’Informazione all’Università di Firenze, che ha approfondito il tema de “L’Italia dei brevetti: la protezione della proprietà intellettuale”.
Selleri ha spiegato come la proprietà intellettuale rappresenti oggi uno dei principali strumenti di crescita economica e competitività internazionale. In un mercato globale sempre più tecnologico e interconnesso, la capacità di innovare e di proteggere le proprie invenzioni costituisce infatti una leva strategica decisiva per le imprese italiane.
Nel corso della relazione sono stati affrontati i temi della ricerca applicata, del trasferimento tecnologico e della collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese, considerati elementi essenziali per trasformare la conoscenza scientifica in sviluppo industriale. Particolare attenzione è stata dedicata anche alle nuove sfide poste dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale e dalla tutela delle innovazioni nei mercati internazionali.
Selleri ha inoltre sottolineato l’importanza di creare una cultura dell’innovazione capace di valorizzare il patrimonio tecnologico italiano e di rafforzare la competitività delle aziende sui mercati esteri.
Il professor Niccolò Fiorini, docente di Scienze Economiche all’Università di Siena, ha invece proposto una lettura economica e sistemica del Made in Italy con la relazione “Il Made in Italy come ecosistema di innovazione e trasferimento tecnologico: reti, connessioni e creazione di valore”.
Fiorini ha evidenziato come il successo internazionale delle eccellenze italiane non dipenda soltanto dalla qualità dei singoli prodotti, ma dalla capacità di creare reti territoriali e connessioni tra imprese, università, centri di ricerca e istituzioni. Il Made in Italy è stato quindi descritto come un ecosistema complesso nel quale innovazione, formazione e collaborazione rappresentano fattori decisivi per generare competitività.
Il docente ha approfondito il ruolo strategico dei distretti industriali italiani, delle filiere produttive integrate e della cooperazione tra pubblico e privato, mettendo in evidenza come le imprese più innovative siano quelle capaci di investire contemporaneamente in tecnologia, capitale umano e internazionalizzazione.
La relazione si è conclusa con una riflessione sulle prospettive future del sistema produttivo italiano, tra transizione digitale, sostenibilità ambientale ed economia della conoscenza.
A completare il programma sono intervenuti Michele Raccuglia, direttore generale della Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy, Natale Forlani, presidente INAPP, e numerosi imprenditori toscani che hanno portato testimonianze concrete di innovazione e sviluppo industriale.
Tra questi Marco Bartoletti di BB Spa, Giuseppe Piscitelli di Centromeccanica srl e Francesco Bartaloni del Gruppo Colorobbia, aziende che rappresentano esempi significativi della capacità manifatturiera e tecnologica del territorio toscano.
Le loro esperienze hanno offerto uno sguardo diretto sulle sfide affrontate quotidianamente dalle imprese italiane: innovazione, internazionalizzazione, sostenibilità, formazione del personale e tutela della qualità produttiva.
L’evento ospitato a Villa Ruspoli si è confermato uno dei momenti più significativi della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, mettendo Firenze al centro del dibattito nazionale sul futuro dell’economia italiana.
Un confronto che ha unito cultura, diritto, tecnologia, università e impresa, con l’obiettivo di costruire una visione moderna e strategica del Made in Italy capace di affrontare le grandi trasformazioni economiche e tecnologiche dei prossimi anni senza perdere la propria identità storica e culturale.